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Il contributo a #Fumettineimusei per la Certosa di Padula

#Fumettineimusei è il nuovo progetto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per i ragazzi che partecipano ai laboratori didattici museali, una campagna social proposta nel  mese di marzo che fa concorrere tutti i musei e parchi archeologici italiani nel proporre raffigurazioni che in qualche modo possano rimandare all’arte del fumetto.

Gli esempi che il MiBACT posta e condivide con l’hashtag #Fumettineimusei su tutti i gli account social – in particolare su instagram su @museitaliani e sul profilo @fumettineimusei – sono numerosi e insoliti. L’obiettivo della campagna è coinvolgere i visitatori a cercare e fotografare nelle collezioni degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali tutto ciò che “ricorda, richiama o anticipa le tecniche del fumetto”.

Al fine di richiamare l’attenzione sulla Certosa di San Lorenzo in Padula, il mio contributo alla campagna social è con alcuni scatti ai disegni realizzati dagli internati nel campo di prigionia allestito nel monumento durante la seconda guerra mondiale. Una forte testimonianza della triste permanenza di migliaia di prigionieri, raffigurazioni che richiamano alle tecniche del fumetto che andrebbero preservate, restaurate e rese sempre fruibili ai visitatori al fine di rendere vivo il ricordo del passato e degli effetti devastanti delle guerre.

La Certosa di Padula dal ’42 al ‘45

La Certosa andò in funzione da aprile  1942 alla fine del  1945 come campo di prigionieri di guerra, ospitando ex ministri, alti ufficiali dell’esercito e della polizia, gerarchi locali, fascisti repubblicani, sospetti di spionaggio, collaboratori dei tedeschi, fascisti clandestini nel Meridione, ma anche operai e modesti impiegati che nulla avevano avuto a che fare con il regime fascista e addirittura ricchi israeliti napoletani che avrebbero dovuto essere tra i liberatori sfuggiti alle rappresaglie naziste. Il “371 P.W.Camp” nella Certosa di Padula era tenuto dagli inglesi, con la collaborazione di greci e indiani, che si facevano largo a scudisciate e pedate. Ivi erano stipati due-tremila internati che, per la natura di smistamento del campo, alcuni venivano liberati poco dopo, altri erano destinati ad altri campi, altri continuavano ad arrivare; pertanto, nel corso di circa due anni furono ospitati circa ventimila prigionieri. Erano, più che altro, civili ritenuti pericolosi per la sicurezza delle truppe “alleate” e semplicemente “puniti” in tal modo per aver coperto cariche politiche, economiche, amministrative. Per ludibrio, gli internati vestivano panni militari inglesi usati o tolti ai caduti per mano dei nazifascisti, contrassegnati sulla schiena dalla scritta PW. A Padula, come in altri campi, la Convenzione di Ginevra non fu osservata e i prigionieri furono trattati con estremo disprezzo, durezza e volgarità. Il campo fu attrezzato con paglia a terra nelle gelide camerate ventilate da ampi finestroni senza vetri. Anche d’inverno, i prigionieri erano costretti ad aspettare nudi all’aperto il turno per il rito catartico della doccia fredda. Gli inglesi, specie nei primi mesi, li alimentavano con ghiande e gallette ammuffite. Gli aguzzini indiani erano tanto sadici e criminali che, ripreso un prigioniero dopo un tentativo di fuga, lo sottoposero a sevizie feroci, finché non morì. Altri furono lasciati morire di fame o per malattie non curate, come successe allo scrittore Paolo Orano che, affetto da ulcera perforata, fu inviato all’ospedale di Salerno con tanto ritardo che, nel frattempo, morì di emorragia. C’erano, tra gli altri prigionieri, il principe Valerio e moglie Maria Elia, l’avv. Nando Di Nardo, il dott. Riccardo Monaco, provetto capitano pilota, la prof.ssa Elena Rega, il direttore del Banco di Napoli Giuseppe Frignani, l’armatore Achille Lauro, il pittore e scrittore Ardengo Soffici.

Al fine di stabilire la verità dei fatti, evitando quindi l’imputazione di fatti non commessi agli internati, è auspicabile un approfondimento scientifico sul tema, sfruttando anche le conoscenze e la disponibilità del prof. Giovanni Bortolone, studioso dei crimini commessi dagli anglo-americani.

Valentina Verga

 

Sulle pareti degli ambienti sottostanti lo scalone ellittico,  è presente una raffigurazione intitolata “Il sogno dello squarcione” a firma “Francesconi” e datato 17-7-45. Letteralmente lo “squarcione” è una persona fanfarona o spaccona. Probabilmente l’autore del disegno conosceva anche la commedia di Plauto Miles gloriosus (Il soldato fanfarone o il soldato spaccone), in cui il soldato Pirgopolinice, un millantatore vanaglorioso, era noto per le sue spropositate e infondate vanterie. Attraverso il fumetto viene espresso il pensiero del prigioniero (nell’immagine a sinistra) che spera la morte degli occupanti (nell’immagine a destra). Questo sogno viene raffigurato più esplicitamente con la prossima raffigurazione.

La scritta “sorci verdi” sull’architrave all’ingresso dell’ambiente sottostante lo scalone ellittico

Il sogno del prigioniero è raffigurato con un gruppo di topi armati che ballano in un macabro rituale intorno ad un palo con sopra un gatto nero ed a terra delle ossa che preannunciano l’epilogo della storia. I topi armati, vista la scritta “sorci verdi” sull’ingresso dell’ambiente, potrebbero richiamare alla 205ª Squadriglia da bombardamento “Sorci Verdi”, che era una squadriglia della Regia Aeronautica appartenente al 41º Gruppo BT (bombardamento terrestre) del 12º Stormo inquadrato nella III Squadra aerea. Tutti gli aerei di questa squadriglia portavano disegnati sulla fusoliera, al di sopra della linea bianca che correva attorno all’aereo, giusto davanti al portellone, tre topi verdi, ritti sugli arti posteriori. Nel 1937 fù il sottotenente Aurelio Pozzi a disegnare i tre topi dopo aver udito un sottufficiale esclamare in dialetto romano: ”Domani annamo su Barcellona e je famo vede li sorci verdi”, significante il provocare un estremo spavento. Nella raffigurazione del sogno è chiaro che se i sorci che ballano rappresentano l’armata italiana, il gatto nero rappresenta la disfatta del nemico.

La firma della raffigurazione: “Francesconi” del 17-7-45

Particolare – Sulla torretta di guardia un soldato indiano armato vigila sugli spettatori che assistono alle competizioni agonistiche dei prigionieri.

Particolare – Sulla torretta di guardia un soldato indiano armato che urla

Particolare – Un prigioniero nelle vesti di un topo che gioca a calcio

Prigionieri spettatori delle competizioni agonistiche sotto la guardia di due indiani armati sulle torrette

Un prigioniero ginnasta

Un prigioniero ginnasta (che andrebbe restaurato)

Spettatori delle competizioni agonistiche

Probabile raffigurazione dell’armatore Achille Lauro

Fonti

 I criminal fascist sammaritani internati a Padula di Alberto Perconte Licatese

www.beniculturali.it

Wikipedia

 

Leggi il mio articolo pubblicato su Ondanews